Schema more-than-human

Il senso del “più che umano”, la stessa espressione per idee opposte.

Il 15 maggio 2026 Papa Leone XIV ha pubblicato la sua prima enciclica, Magnifica humanitas, sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. La data cade nel 135° anniversario della Rerum novarum, il testo con cui nel 1891 Leone XIII aprì la dottrina sociale della Chiesa sulla questione operaia. Il nome scelto e la data dicono già che il paragone è voluto.

Dentro l’enciclica compare un’espressione che uso da tempo e che sta al centro del secondo capitolo di Empatia aumentata: più che umano. Leone XIV la usa in un senso diverso dal mio e a poche righe di distanza cambia senso una seconda volta.

L’espressione è diventata un campo conteso. Chi la incontra oggi per la prima volta rischia di attribuirle il senso sbagliato e di leggere posizioni opposte come se dicessero la stessa cosa. Ho pensato di provare a mettere un po’ d’ordine.

Cosa dice l’enciclica su transumanesimo e postumanesimo

Ai paragrafi 115 e 116 Leone XIV nomina le due correnti che stanno riscrivendo l’immaginario collettivo sulla tecnologia.

Il transumanesimo immagina il potenziamento dell’essere umano attraverso dispositivi, algoritmi e biomedicina. Intelligenza accresciuta, vita allungata. Nelle versioni radicali la morte diventa un problema di ingegneria.

Del postumanesimo l’enciclica prende in esame la versione più radicale, quella che prospetta l’ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente fino a un nuovo stadio evolutivo. È una lettura parziale della corrente. Più avanti la riprendo per intero.

Per il Papa le due correnti condividono la centralità della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana. Il problema nasce quando l’essere umano viene considerato materiale da perfezionare o da superare. Da lì diventa più semplice considerarlo meno degno. La logica dell’ottimizzazione produce scarti, e gli scarti sono persone.

Un passaggio tiene insieme il ragionamento: la fragilità è il luogo dove l’uomo scopre di non essere autosufficiente. Trattare il limite come nemico assoluto è l’errore di partenza.

Il “più che umano” secondo Leone XIV

Al paragrafo 126 l’enciclica usa l’espressione per nominare la promessa tecnologica e la respinge. Al 127 se la riprende per la tradizione cristiana.

La tesi è netta. Il vero oltre nasce dalla grazia. La tradizione cristiana afferma da secoli che l’essere umano è chiamato a trascendere se stesso per essere compiuto nell’amore. Leone XIV cita San Tommaso sulla distanza infinita tra la nostra natura e la vita di Dio, e Papa Francesco per la formula che chiude il cerchio: «giungiamo ad essere pienamente umani quando siamo più che umani».

Qui il “più” è verticale. Riguarda un singolo essere umano e quanto in alto arriva rispetto a se stesso. La macchina resta fuori per costruzione, perché il paragrafo 127 definisce il vero più che umano per contrasto con la divinizzazione tecnologica.

Un passaggio riguarda chi progetta sistemi. Una tecnologia che classifica e ottimizza ciò che già esiste può diventare un ostacolo al cambiamento. Per un algoritmo l’errore è qualcosa da correggere. Per una persona può essere l’inizio di una trasformazione profonda.

È la formulazione teologica di un problema che incontro in ogni organizzazione: si automatizza il passato con tecnologie del futuro.

Il sistema ottimizza verso la media di ciò che già esiste. La persona cresce dagli scarti.

Le quattro accezioni

Transumanesimo. Più che umano significa potenziamento dell’individuo attraverso la tecnica. Il soggetto resta uno e si accresce. Il limite è un difetto.

Postumanesimo. Mette in discussione l’idea che l’essere umano sia l’unico centro dell’agire. Il “più” riguarda il campo dell’azione: animali, ecosistemi, oggetti, tecnologie e infrastrutture agiscono insieme alle persone. È la linea di Bruno Latour e del suo parlamento delle cose. Alcune correnti descrivono un mondo dove persone, macchine, organismi viventi e ambienti coevolvono fino a rendere porosi i confini tra natura e tecnica. L’umano perde la posizione di centro unico e resta pienamente umano.

Cosimo Accoto. Porta questa impostazione sul terreno socio-tecnico. Il regime più-che-umano descrive le condizioni in cui persone, algoritmi, dati, organizzazioni e ambienti concorrono a costruire decisioni e istituzioni. Descrive come l’agire prende forma oggi, senza promettere nulla.

Leone XIV. Più che umano significa compimento della persona nella grazia. Il movimento è verticale e relazionale. La tecnica è l’esempio del falso oltre.

Le prime due accezioni si assomigliano nel lessico e divergono in tutto il resto. Una vuole superare l’umano. L’altra lo lascia intatto e allarga la scena intorno a lui.

La posizione dell’empatia aumentata

L’empatia aumentata usa più che umano in senso ecologico e sistemico. Fuori da qualsiasi lettura antropologica o salvifica.

Le decisioni si formano dentro ecosistemi dove agiscono persone, dati, modelli, algoritmi, organizzazioni, infrastrutture, ambiente e generazioni future. Riconoscerlo descrive le condizioni di lavoro di oggi.

L’intelligenza artificiale amplia il campo dell’attenzione. Rappresenta conseguenze che resterebbero invisibili e dà parola ad attori che nessuno ha convocato al tavolo: le comunità che subiranno una scelta industriale tra vent’anni, i fornitori a monte di una filiera.

Il giudizio, la responsabilità e il senso delle scelte restano della persona. La responsabilità resta personale, per questo va rappresentato meglio l’ecosistema in cui si esercita. Chi decide in solitudine dentro un mondo popolato di attori che non vede decide male.

L’empatia aumentata rende l’empatia umana più esigente. Costringe a guardare prospettive che l’organizzazione escludeva perché lontane o silenziose.

Dove le strade si incontrano

Le quattro accezioni non coincidono. Due condividono però la stessa negazione.

Leone XIV rifiuta l’umano autosufficiente guardando alla fragilità e al legame. L’empatia aumentata lo rifiuta guardando all’ecologia di agenti dentro cui ogni decisione prende forma. Il bersaglio comune è il soggetto sovrano che si potenzia e decide in isolamento, la figura descritta ai paragrafi 115 e 116.

Da vertici diversi si guarda lo stesso punto. Nessuna delle due posizioni crede che l’uomo si salvi aggiungendo potenza a se stesso.

È qui che collochiamo l’empatia aumentata. Un metodo per progettare decisioni dentro ecosistemi complessi, che tiene la persona responsabile delle scelte e amplia, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, il numero delle prospettive che riesce davvero a prendere in considerazione.

L’empatia aumentata non cerca un essere umano più potente. Cerca decisioni più responsabili.

Il testo integrale di Magnifica humanitas è sul sito della Santa Sede.